I Fondamenti della Fede
⤓ PDF
Parte III · L'opera della salvezzaLa salvezza in Cristo
Parte III · L'opera della salvezza

La salvezza in Cristo

Al centro di tutta la storia c'è una Persona e una croce. Qui si decide tutto.

Abbiamo visto chi è Dio: uno in tre Persone. Ora ci concentriamo sulla seconda Persona, il Figlio, fatto uomo per salvarci. Tre domande guidano il cammino: chi è Gesù, che cosa ha fatto sulla croce, e come quella salvezza diventa nostra.

Sezione 1Il problema: il peccato

Prima della cura, la diagnosi. Il mondo ripete che l'uomo è, in fondo, buono; la Bibbia dà un verdetto più serio e più onesto: il cuore umano si è allontanato da Dio e vuole regnare al Suo posto. Questo è il peccato — non solo qualche azione sbagliata, ma una condizione che tocca ogni parte di noi.

Greco · Nuovo Testamento
οὐκ ἔστιν δίκαιος οὐδὲ εἷς
ouk éstin díkaios oudè heîs
«Non c'è nessun giusto, neppure uno». Paolo cita l'Antico Testamento per descrivere l'intera umanità: da sé, nessuno cerca veramente Dio.Romani 3:10-12 (Paolo cita Salmo 14 e Isaia). Gr. οὐκ ἔστιν δίκαιος οὐδὲ εἷς.
Romani 3:10

Questa condizione ha un nome nella teologia riformata: depravazione totale. Non significa che ognuno sia il peggio possibile, ma che nessuna parte di noi è rimasta intatta: mente, volontà ed emozioni sono tutte segnate. E la conseguenza è reale: «il salario del peccato è la morte» (Romani 6:23) — separazione da Dio. Solo chi si sa perduto cerca davvero un Salvatore: per questo il Vangelo comincia da qui.Romani 6:23; cfr. Efesini 2:1-3 («eravate morti nei vostri falli e peccati»).

Sezione 2La persona di Cristo: vero Dio e vero uomo

Nella Parte II abbiamo visto che il Figlio è pienamente Dio. Il Vangelo aggiunge una verità sconvolgente: questo Dio si è fatto uomo. Non è apparso solo umano: è nato, è cresciuto, ha avuto fame, ha pianto, ha sofferto ed è morto — vero uomo — pur restando senza peccato.

Greco · Nuovo Testamento
καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο
kaì ho lógos sàrx egéneto
«E la Parola è diventata carne». Il Dio eterno ha assunto una vera natura umana (sárx, «carne»): è entrato nella nostra storia, non per finzione, ma davvero.Giovanni 1:14. Gr. σὰρξ ἐγένετο («divenne carne»): l'incarnazione reale del Figlio eterno.
Giovanni 1:14

Come tenere insieme «vero Dio» e «vero uomo» senza confonderli né separarli? La chiesa lo definì al Concilio di Calcedonia: Cristo è una sola Persona in due nature — divina e umana — «senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione».Concilio di Calcedonia, 8 ottobre – 1 novembre 451 (Bitinia). «Definizione di Calcedonia»: due nature in una sola Persona (hypóstasis), «senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione». Fonte: Encyclopædia Britannica / Chalcedonian Definition. Non è un cavillo: solo un vero uomo può rappresentare gli uomini; solo Dio può salvarli. Gesù doveva essere entrambi.

Sezione 3L'opera di Cristo: la croce

Perché Gesù è morto? Non come una tragedia o un incidente, ma come un sacrificio sostitutivo: ha preso il nostro posto. Il peccato merita il giudizio di un Dio giusto; sulla croce, Cristo ha portato quel giudizio al posto nostro, placando l'ira divina e aprendo la via alla riconciliazione.

Greco · Nuovo Testamento
ἱλαστήριον
hilastḗrion — «propiziazione»
Dio ha presentato Cristo come propiziazione: il sacrificio che allontana l'ira meritata dal peccato (l'immagine è il «propiziatorio», il coperchio dell'arca dove si aspergeva il sangue). Non un Dio arrabbiato placato da un terzo, ma Dio stesso che, in Cristo, provvede il rimedio.Romani 3:25. Gr. ἱλαστήριον (hilastḗrion): «propiziazione / propiziatorio». Indica l'allontanamento dell'ira divina; cfr. anche 1 Giovanni 2:2; 4:10.
Romani 3:25

La Scrittura lo profetizzava già in Isaia 53 («il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui») e lo spiega nel Nuovo Testamento come uno scambio: «Colui che non ha conosciuto peccato, Egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui».2 Corinzi 5:21; cfr. Isaia 53:5 e 1 Pietro 2:24 («Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno»). Il nostro peccato addebitato a Lui; la Sua giustizia accreditata a noi. E la risurrezione è la ricevuta di Dio: l'opera è compiuta e accettata (Romani 4:25).

Sezione 4Come diventa mia: la giustificazione per sola fede

Come arriva a me ciò che Cristo ha compiuto? Non per meriti, riti o sforzi, ma per fede soltanto. La parola-chiave è «giustificazione»: un verdetto, non una trasformazione graduale.

Greco · Nuovo Testamento
δικαιόω · λογίζομαι
dikaióō («dichiarare giusto») · logízomai («accreditare»)
Giustificare (dikaióō) è un termine da tribunale: Dio dichiara giusto il peccatore, non perché sia già buono, ma perché gli accredita (logízomai) la giustizia di Cristo. È un cambiamento di status davanti a Dio, dichiarato in un istante, non un premio guadagnato poco a poco.δικαιόω (dikaióō): «dichiarare giusto», senso forense — cfr. Romani 3:28; 5:1. λογίζομαι (logízomai): «mettere in conto, accreditare» — Romani 4:3-5, come ad Abramo.
Romani 3-4

«L'uomo è giustificato per fede senza le opere della legge» (Romani 3:28); «giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio» (Romani 5:1). Lutero riassunse la condizione del credente in una frase folgorante:

Latino · Riforma protestante
simul iustus et peccator
«al tempo stesso giusto e peccatore»
Il credente è dichiarato giusto in Cristo (davanti a Dio) mentre è ancora, in sé stesso, un peccatore in cammino. La sua pace non dipende dai suoi progressi, ma dalla giustizia di Cristo ricevuta per fede.Formula di Martin Lutero. Esprime la giustificazione per sola fede: giusti per imputazione, ancora peccatori nell'esperienza.
Principio della Riforma
Fede sola, ma non una fede sola

Siamo salvati per fede soltanto, non per le opere — ma la vera fede non resta mai sola: produce frutti. «La fede senza le opere è morta» (Giacomo 2:26). Le buone opere sono il frutto della salvezza, non la sua radice. Questo ci difende da due errori opposti: il legalismo (salvarsi con le opere) e l'antinomismo (una fede senza vita).Giacomo 2:14-26 ed Efesini 2:8-10: salvati per grazia mediante la fede (v. 8-9), «creati in Cristo Gesù per fare le opere buone» (v. 10).

Sezione 5La grazia sovrana: le cinque «Sola» e il TULIP

La Riforma riassunse questa salvezza — tutta di grazia, ricevuta per fede — in due sintesi celebri. Le cinque «Sola» tolgono ogni merito a noi e lo restituiscono a Dio:

Sola Scriptura Solo la Scrittura

La Bibbia è l'unica autorità infallibile per la fede e per la vita.

Sola Gratia Solo la grazia

La salvezza è un dono immeritato, mai una ricompensa.

Sola Fide Solo la fede

Siamo dichiarati giusti mediante la fede in Cristo, non per le opere.

Solus Christus Solo Cristo

Gesù è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini.

Soli Deo Gloria Solo a Dio la gloria

Il fine di tutto — creazione, salvezza, vita — è la gloria di Dio soltanto.

E i «cinque punti» riaffermati al Sinodo di Dordrecht (1618-1619), riassunti nell'acronimo inglese TULIP, affermano che la salvezza è opera di Dio dall'inizio alla fine:

T
Total Depravity

Depravazione totale

Il peccato ha toccato ogni parte di noi; da soli siamo incapaci di scegliere Dio.

U
Unconditional Election

Elezione incondizionata

Dio sceglie di salvare per la Sua pura grazia, non per meriti previsti.

L
Limited / Definite Atonement

Espiazione definitiva

La morte di Cristo salva realmente ed efficacemente il Suo popolo.

I
Irresistible Grace

Grazia efficace

Quando lo Spirito chiama un cuore, vince ogni resistenza e gli dona vita nuova.

P
Perseverance of the Saints

Perseveranza dei santi

Chi Dio ha salvato, Egli lo custodisce fino alla fine.

Nota storica: il raggruppamento delle «cinque Sola» e l'acronimo «TULIP» sono sintesi moderne (XX secolo) di verità antiche quanto la Scrittura; il contenuto di TULIP proviene dai Canoni di Dordrecht (1618-1619).Le «cinque Sola» come gruppo e l'acronimo TULIP sono formulazioni del XX secolo. I «cinque punti» sono i Canoni del Sinodo di Dordrecht (1618-1619).

Ecco perché la giustificazione per sola fede è la linea che divide il Vangelo da ogni religione che fa dipendere la salvezza dai meriti umani. Esamineremo questo confronto — con Roma e con ogni «salvezza per opere» — nella Parte V.