I Fondamenti della Fede
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Parte II · Il Dio che si rivelaDio e la Trinità
Parte II · Il Dio che si rivela

Dio, la Trinità e i concili

Se Dio ha parlato, la domanda successiva è la più importante di tutte: chi è questo Dio?

Abbiamo visto che Dio ha parlato e che la Sua parola è affidabile. Ora ascoltiamo che cosa dice di sé stesso. La risposta è insieme semplice e insondabile: c'è un solo Dio, eterno e santo, che esiste da sempre come Padre, Figlio e Spirito Santo. Non tre dèi, non un Dio con tre maschere: un solo Dio in tre Persone. È il cuore della fede cristiana, e la linea che la separa da ogni imitazione.

Sezione 1Chi è Dio: come si è fatto conoscere

Non è una curiosità accademica: come scrisse A. W. Tozer, «ciò che ci viene in mente quando pensiamo a Dio è la cosa più importante di noi».A. W. Tozer, The Knowledge of the Holy (1961), incipit: «What comes into our minds when we think about God is the most important thing about us». Da quell'immagine dipende tutto il resto della vita — perciò non possiamo permetterci di inventarci Dio: dobbiamo lasciarlo parlare. Dio non è un'idea che costruiamo a nostra immagine: è Colui che è, indipendentemente da noi. Quando Mosè Gli chiese il Suo nome, Dio rispose con una dichiarazione della propria esistenza assoluta.

Ebraico · Antico Testamento
אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה
ehyèh ashèr ehyèh
«Io sono colui che sono» — o, poiché il verbo ebraico è all'incompiuto, «Io sarò ciò che sarò». Il testo stesso collega il nome YHWH («il Signore») al verbo «essere»: Dio è Colui che esiste per sé stesso, senza principio né causa. Tutto dipende da Lui; Lui non dipende da nulla.Esodo 3:14. אֶהְיֶה (ehyèh) è I sing. dell'imperfetto della radice h-y-h («essere»): di qui le due rese «Io sono / Io sarò». Il testo (vv. 14-15) collega YHWH al verbo «essere» come etimologia teologica; l'origine linguistica precisa del Tetragramma resta però dibattuta tra i semitisti (radice hwh, possibile forma arcaica). Non un dato certo, ma un legame di senso posto dalla Scrittura stessa. Cfr. BDB / HALOT, s.v. היה / יהוה.
Esodo 3:14

La Scrittura descrive questo Dio con attributi che nessuna creatura possiede: è eterno (Salmo 90:2) e immutabile (Malachia 3:6; Giacomo 1:17), santo (Isaia 6:3), onnisciente e presente ovunque (Salmo 139), onnipotente (Genesi 17:1; Geremia 32:17; Apocalisse 19:6), e insieme giusto e amore (Esodo 34:6-7; 1 Giovanni 4:8). Non dobbiamo scegliere tra un Dio giusto e un Dio d'amore: è perfettamente entrambi.Il Salmo 139 fonda l'onniscienza (vv. 1-6) e l'onnipresenza (vv. 7-12), non l'onnipotenza: per questa si citano Genesi 17:1 («Dio onnipotente», El Shaddai), Geremia 32:17 e Apocalisse 19:6 (gr. pantokrátōr). Malachia 3:6, nel contesto, esprime anzitutto la fedeltà di Dio al patto; per l'immutabilità cfr. anche Giacomo 1:17.

Sezione 2Un solo Dio in tre Persone

La dottrina della Trinità nasce dal tenere insieme tre verità bibliche, senza sacrificarne nessuna: (1) c'è un solo Dio; (2) il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono ciascuno pienamente Dio; (3) essi sono realmente distinti. La parola «Trinità» non compare nella Bibbia — fu coniata dal latino trinitas — ma la realtà che descrive è ovunque nelle Scritture.Il termine latino trinitas è usato da Tertulliano (inizio III sec. d.C.); il concetto, però, è radicato nel Nuovo Testamento.

No. La parola «Trinità» (dal latino trinitas) fu coniata all'inizio del III secolo (c. 210-213, da Tertulliano) per riassumere in un solo termine ciò che la Bibbia già insegna: c'è un solo Dio, eppure il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono ciascuno Dio e sono realmente distinti.

Anche parole come «Bibbia» o «monoteismo» non compaiono nella Scrittura, ma descrivono realtà bibliche. Ciò che conta non è la parola, ma se l'insegnamento è nel testo — e lo è.

La prima verità — un solo Dio — è il grido con cui Israele si distingueva dai popoli politeisti:

Ebraico · lo «Shema»
שְׁמַע יִשְׂרָאֵל יְהוָה אֱלֹהֵינוּ יְהוָה אֶחָד
shemà Yisraèl, YHWH Elohènu, YHWH echàd
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno». Il fondamento dell'Antico Testamento: non esistono altri dèi.Deuteronomio 6:4. Termine ebraico אֶחָד (echàd), «uno». Cfr. anche Isaia 45:5: «Io sono il Signore e non ce n'è alcun altro».
Deuteronomio 6:4

Eppure, già l'Antico Testamento lascia intravedere una pluralità dentro l'unico Dio: Egli dice «Facciamo l'uomo a nostra immagine» (Genesi 1:26; cfr. 3:22; 11:7); lo Spirito di Dio aleggia sulle acque (Genesi 1:2); l'Angelo del Signore è insieme distinto da Dio e chiamato Dio (Genesi 16:7-13; Esodo 3:2-6); e il Signore parla al «mio Signore» (Salmo 110:1), versetto che Gesù stesso applica a sé (Matteo 22:41-46). Non prove isolate, ma semi che il Nuovo Testamento porta a piena luce.Indizi veterotestamentari di pluralità in Dio: Genesi 1:26; 3:22; 11:7 (plurale); Genesi 1:2 (lo Spirito); Genesi 16:7-13; Esodo 3:2-6; Giudici 13 (l'Angelo del Signore, Malʾak YHWH); Salmo 110:1; Isaia 48:16. Semi, non dimostrazioni isolate della Trinità. Cfr. Calvino, Institutio I.13; H. Bavinck, Reformed Dogmatics II.

La seconda verità — il Figlio è pienamente Dio — è affermata con forza dall'apostolo Giovanni all'inizio del suo Vangelo:

Greco · Nuovo Testamento
καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος
kaì theòs ên ho lógos
«e la Parola era Dio». Qui theós («Dio») è in posizione enfatica e senza articolo, con valore qualitativo: la Parola condivide pienamente la natura divina. Alcuni gruppi moderni traducono «era un dio», ma la grammatica e il contesto affermano la piena divinità del Figlio, non una divinità minore.Giovanni 1:1. Il predicato θεός, anteposto e senza articolo, ha forza qualitativa: la Parola condivide pienamente la natura divina — non «un dio» minore, ma «pienamente Dio». Cfr. P. B. Harner, JBL 92 (1973); D. B. Wallace, Greek Grammar Beyond the Basics (1996). La resa «un dio» è respinta dalla maggioranza degli studiosi del greco neotestamentario. Questo tema torna nella Parte V (apologetica).
Giovanni 1:1

Lo stesso vale per lo Spirito Santo. È Dio: mentire a Lui è mentire a Dio (Atti 5:3-4). Ed è una vera Persona, non una forza impersonale: insegna e guida, parla, intercede, distribuisce doni «come vuole» e può essere rattristato (Giovanni 14:26; 16:13-14; Romani 8:26-27; 1 Corinzi 12:11; Efesini 4:30). E le tre Persone appaiono insieme: nel battesimo comandato da Gesù — «nel nome (singolare) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28:19) — e nella benedizione di 2 Corinzi 13:13.Deità dello Spirito: Atti 5:3-4; cfr. 1 Corinzi 3:16. Personalità: Giovanni 14:26; 16:13-14 (insegna, guida, parla), Romani 8:26-27 (intercede), 1 Corinzi 12:11 (distribuisce «come vuole»), Efesini 4:30 («non rattristate»). Matteo 28:19 usa «nome» al singolare per le tre Persone (osservazione suggestiva, non prova decisiva); 2 Corinzi 13:13 (num. 13:14 in alcune edizioni): «la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo».

Perché il Figlio, pur essendo pienamente Dio, si è fatto uomo e ha preso volontariamente un ruolo di sottomissione al Padre nella Sua missione (Filippesi 2:6-8). La frase riguarda il Suo ruolo nell'incarnazione, non la Sua natura.

Come un figlio e un padre umani condividono la stessa natura pur nella differenza di ruolo, così il Figlio è uguale al Padre quanto a divinità (Giovanni 10:30; 1:1) e a Lui sottomesso quanto alla missione. Nessuna contraddizione.

Attenzione alle scorciatoie

Nessuna immagine umana spiega perfettamente la Trinità (né l'acqua, né il trifoglio, né il sole): tutte, portate all'estremo, cadono in un errore. Dio è unico. Accogliamo ciò che la Scrittura afferma — un Dio, tre Persone — senza pretendere di rinchiuderlo in un'analogia.

Capire la Trinità significa anche riconoscere i tre modi di sbagliarla, tutti antichi e ancora vivi oggi. Il modalismo (o sabellianismo, oggi «Solo-Gesù») nega la distinzione: un'unica Persona con tre «maschere». Il triteismo nega l'unità: tre dèi separati. L'arianesimo (oggi i Testimoni di Geova) nega l'uguaglianza: il Figlio ridotto a creatura. La fede biblica sta al centro: un solo Dio, tre Persone uguali e distinte.Le tre eresie trinitarie classiche: modalismo/sabellianismo (nega la distinzione — confutato da Tertulliano, Adversus Praxean); triteismo (nega l'unità); arianesimo (nega l'uguaglianza del Figlio, condannato a Nicea 325 e debellato a Costantinopoli 381).

Come possono le tre Persone essere un solo Dio senza confondersi? La Scrittura risponde con l'immagine della reciproca inabitazione: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Giovanni 10:38; 14:10-11; 17:21). I teologi la chiamano pericoresi: le Persone si compenetrano e vivono l'una nell'altra, pur restando distinte. Non è un tecnicismo freddo: significa che Dio, in sé stesso e da tutta l'eternità, è comunione e amore. Non ha dovuto creare il mondo per avere qualcuno da amare — il Padre, il Figlio e lo Spirito si amano da sempre. Per questo «Dio è amore» (1 Giovanni 4:8) non descrive un Suo umore passeggero, ma ciò che Egli è eternamente; e in quella comunione, per grazia, siamo invitati a entrare (Giovanni 17:21).Pericoresi (gr. perichṓrēsis, lat. circumincessio): mutua inabitazione delle tre Persone. Base: Giovanni 10:38; 14:10-11; 17:21 (in Gv 17:21 l'inabitazione dei credenti è per grazia, quella del Figlio per natura). Termine nato in ambito cristologico (Gregorio di Nazianzo) e poi ripreso e sistematizzato da Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa. Per questo le tre Persone agiscono sempre insieme: ogni opera di Dio verso l'esterno — creare, salvare, santificare — è opera dell'unico Dio, anche se la Scrittura la «appropria» ora al Padre, ora al Figlio, ora allo Spirito.Principio classico: opera Trinitatis ad extra indivisa sunt — le opere di Dio verso l'esterno sono indivise. La creazione è dal Padre, per mezzo del Figlio (Giovanni 1:3; Colossesi 1:16) e mediante lo Spirito (Genesi 1:2). Base: Giovanni 5:19; 1 Corinzi 8:6. Cfr. Agostino, De Trinitate; L. Berkhof, Systematic Theology.

No, perché non diciamo «un Dio uguale a tre dèi» né «una Persona uguale a tre Persone». Diciamo: un solo Dio quanto alla natura (una sola essenza), tre quanto alle Persone. Un solo «che cosa», tre «chi».

Sarebbe una contraddizione solo se lo affermassimo nello stesso senso — ma non è così. È un mistero (supera la nostra mente), non un assurdo (non viola la logica).

Sezione 3La difesa storica: i grandi concili

All'inizio del IV secolo, un anziano di Alessandria, Ario, cominciò a insegnare che il Figlio non è eterno né vero Dio, ma la prima e più alta creatura: «ci fu un tempo in cui egli non era».Ario (Alessandria, c. 250-336). Frase-slogan in greco: ἦν ποτε ὅτε οὐκ ἦν («vi fu [un tempo] quando egli non era»). Fonte: Encyclopædia Britannica, «First Council of Nicaea». La posta in gioco era enorme: se il Figlio è solo una creatura, allora sulla croce non è Dio a salvarci.

La chiesa rispose in due concili ecumenici che restano il fondamento della fede trinitaria:

325 d.C. · Nicea

Il Figlio è «della stessa sostanza» del Padre

Convocato dall'imperatore Costantino, il primo concilio ecumenico condannò l'arianesimo e confessò che il Figlio è homoousios col Padre — non simile, ma della stessa natura divina. Nasce il Credo di Nicea.Primo Concilio di Nicea, maggio-luglio 325, convocato da Costantino. Encyclopædia Britannica, «First Council of Nicaea (325)».

381 d.C. · Costantinopoli

Anche lo Spirito Santo è pienamente Dio

Convocato da Teodosio I, il secondo concilio ecumenico affermò la divinità dello Spirito Santo contro chi la negava, completando il Credo niceno-costantinopolitano: «lo Spirito Santo, il Signore che dà la vita».Primo Concilio di Costantinopoli, maggio-luglio 381, convocato da Teodosio I; contro i «pneumatomachi» (Macedoniani). Encyclopædia Britannica, «First Council of Constantinople (381)».

451 d.C. · Calcedonia

Cristo, vero Dio e vero uomo

Il quarto concilio definì che in Cristo vi sono due nature — divina e umana — in una sola Persona. Ne parleremo nella Parte III, dedicata alla salvezza in Cristo.

Greco / Latino · Nicea 325
ὁμοούσιος — consubstantialis
homooúsios — «della stessa sostanza»
La parola-chiave di Nicea: il Figlio è della stessa sostanza (ousía) del Padre, non semplicemente simile. Una sola lettera greca separava la verità («della stessa sostanza», homoousios) dall'errore semi-ariano («di sostanza simile», homoiousios). Le parole contano: da quell'unica vocale dipendeva se sulla croce fosse Dio stesso a salvarci, o soltanto una creatura.Gr. ὁμοούσιος (homooúsios), lat. consubstantialis: «di una sola sostanza». Termine centrale del Credo di Nicea (325).
Credo di Nicea
Greco · Credo di Nicea 325
γεννηθέντα οὐ ποιηθέντα
gennēthénta ou poiēthénta — «generato, non creato»
La risposta esatta ad Ario: il Figlio è eternamente generato dal Padre, non creato. «Generato» non significa «venuto all'esistenza», ma indica una relazione eterna: il Figlio riceve dal Padre la stessa, unica natura divina, da sempre.Generazione eterna del Figlio: la formula nicena gennēthénta ou poiēthénta («generato, non creato», 325). La base più solida è Giovanni 5:26 («come il Padre ha la vita in sé stesso, così ha dato al Figlio di averla in sé stesso»); cfr. Salmo 2:7 con Ebrei 1:5. Il termine monogenḗs (Gv 1:14.18; 3:16) è la lettura tradizionale «unigenito», ma la lessicografia moderna (BDAG) lo intende «unico nel suo genere» (mónos + génos): vale come indizio, non come prova. Su Colossesi 1:15 «primogenito» (prōtótokos): il contesto (vv. 16-17, «tutte le cose furono create per mezzo di lui») mostra che il Figlio è agente, non parte, della creazione; e nell'AT «primogenito» è titolo di rango (Salmo 89:27, detto di Davide; Esodo 4:22, Israele). Cfr. Westminster II.3; Calvino, Institutio I.13.7. Disinnesca l'obiezione ariana e dei Testimoni di Geova.
Credo niceno · 325

E lo Spirito Santo? Il Credo confessa che «procede dal Padre» (Giovanni 15:26). La chiesa d'Occidente aggiunse «e dal Figlio» (in latino Filioque): una precisione accolta dalle chiese riformate, ma mai dall'Oriente — e fu una delle cause dello scisma del 1054. Così si completa la «grammatica» delle tre relazioni eterne: il Padre non generato, il Figlio generato, lo Spirito che procede.Processione dello Spirito: «procede dal Padre», Giovanni 15:26. Il Filioque («e dal Figlio») fu inserito nel Credo in ambito ispano-visigoto (tradizionalmente III Concilio di Toledo, 589) e adottato a Roma solo molto più tardi (c. 1014); non accettato dall'Oriente, concorse allo Scisma del 1054. La sua base scritturale è lo «Spirito del Figlio» (Giovanni 16:7; Galati 4:6; Romani 8:9), non Gv 15:26. Le chiese riformate lo accolgono.

No. Già due secoli prima di Nicea i cristiani adoravano Gesù come Dio. Il governatore romano Plinio il Giovane scrive all'imperatore Traiano (c. 112 d.C.) che i cristiani «cantavano un inno a Cristo come a un dio» (carmen Christo quasi deo). Ignazio di Antiochia (c. 107) chiama Gesù apertamente «Dio».

Nicea non «inventò» nulla: definì con parole precise (il termine homoousios) ciò che la chiesa già credeva e adorava, di fronte alla negazione di Ario. Una cosa è la venerazione di Cristo come Dio — già pre-niceana —, un'altra la sua definizione dogmatica: Nicea fece la seconda, non la prima. Il voto fu quasi unanime (oltre 300 vescovi, solo due contrari), e la controversia proseguì comunque fino a Costantinopoli (381).

Per questo, secondo la teologia trinitaria, i concili non hanno inventato la Trinità: hanno articolato con vocabolario preciso — ousía, hypóstasis, homoousios — ciò che la Scrittura già insegnava. È giusto riconoscerlo apertamente: parole come ousía e homoousios non si trovano nella Bibbia — sono un vocabolario nato dopo, per difendere ciò che la Bibbia già dice. È come un antidoto: si prepara dopo che è comparso il veleno, ma protegge una vita che c'era già prima. Così questi termini non aggiungono nulla alla rivelazione: la custodiscono contro chi la svuota. È la convinzione della fede riformata, la stessa battaglia che affronteremo — con le loro stesse fonti — quando esamineremo i gruppi che ancora oggi negano la Trinità, come i Testimoni di Geova, nella Parte V.

Dove la fede riformata lo confessa

Questa dottrina non è un'opinione privata: è confessata nella Confessione di Westminster (cap. II), nella Confessione belga (artt. 8-9), nel Catechismo di Heidelberg (D. 24-25) e da Calvino (Institutio I.13); la sua sintesi verbale più precisa resta il Simbolo di Atanasio: «adoriamo un solo Dio nella Trinità, e la Trinità nell'unità» — un solo «che cosa», tre «chi».Fonti confessionali riformate sulla Trinità: Confessione di Westminster II.3; Confessione belga artt. 8-9; Catechismo di Heidelberg D. 24-25; Calvino, Institutio I.13; Simbolo di Atanasio (Quicumque vult) — così detto per tradizione, ma in realtà un formulario latino occidentale del V-VI sec., non opera di Atanasio.