Dio, la Trinità e i concili
Se Dio ha parlato, la domanda successiva è la più importante di tutte: chi è questo Dio?
Abbiamo visto che Dio ha parlato e che la Sua parola è affidabile. Ora ascoltiamo che cosa dice di sé stesso. La risposta è insieme semplice e insondabile: c'è un solo Dio, eterno e santo, che esiste da sempre come Padre, Figlio e Spirito Santo. Non tre dèi, non un Dio con tre maschere: un solo Dio in tre Persone. È il cuore della fede cristiana, e la linea che la separa da ogni imitazione.
Non è una curiosità accademica: come scrisse A. W. Tozer, «ciò che ci viene in mente quando pensiamo a Dio è la cosa più importante di noi».A. W. Tozer, The Knowledge of the Holy (1961), incipit: «What comes into our minds when we think about God is the most important thing about us». Da quell'immagine dipende tutto il resto della vita — perciò non possiamo permetterci di inventarci Dio: dobbiamo lasciarlo parlare. Dio non è un'idea che costruiamo a nostra immagine: è Colui che è, indipendentemente da noi. Quando Mosè Gli chiese il Suo nome, Dio rispose con una dichiarazione della propria esistenza assoluta.
La Scrittura descrive questo Dio con attributi che nessuna creatura possiede: è eterno (Salmo 90:2) e immutabile (Malachia 3:6; Giacomo 1:17), santo (Isaia 6:3), onnisciente e presente ovunque (Salmo 139), onnipotente (Genesi 17:1; Geremia 32:17; Apocalisse 19:6), e insieme giusto e amore (Esodo 34:6-7; 1 Giovanni 4:8). Non dobbiamo scegliere tra un Dio giusto e un Dio d'amore: è perfettamente entrambi.Il Salmo 139 fonda l'onniscienza (vv. 1-6) e l'onnipresenza (vv. 7-12), non l'onnipotenza: per questa si citano Genesi 17:1 («Dio onnipotente», El Shaddai), Geremia 32:17 e Apocalisse 19:6 (gr. pantokrátōr). Malachia 3:6, nel contesto, esprime anzitutto la fedeltà di Dio al patto; per l'immutabilità cfr. anche Giacomo 1:17.
La dottrina della Trinità nasce dal tenere insieme tre verità bibliche, senza sacrificarne nessuna: (1) c'è un solo Dio; (2) il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono ciascuno pienamente Dio; (3) essi sono realmente distinti. La parola «Trinità» non compare nella Bibbia — fu coniata dal latino trinitas — ma la realtà che descrive è ovunque nelle Scritture.Il termine latino trinitas è usato da Tertulliano (inizio III sec. d.C.); il concetto, però, è radicato nel Nuovo Testamento.
No. La parola «Trinità» (dal latino trinitas) fu coniata all'inizio del III secolo (c. 210-213, da Tertulliano) per riassumere in un solo termine ciò che la Bibbia già insegna: c'è un solo Dio, eppure il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono ciascuno Dio e sono realmente distinti.
Anche parole come «Bibbia» o «monoteismo» non compaiono nella Scrittura, ma descrivono realtà bibliche. Ciò che conta non è la parola, ma se l'insegnamento è nel testo — e lo è.
La prima verità — un solo Dio — è il grido con cui Israele si distingueva dai popoli politeisti:
Eppure, già l'Antico Testamento lascia intravedere una pluralità dentro l'unico Dio: Egli dice «Facciamo l'uomo a nostra immagine» (Genesi 1:26; cfr. 3:22; 11:7); lo Spirito di Dio aleggia sulle acque (Genesi 1:2); l'Angelo del Signore è insieme distinto da Dio e chiamato Dio (Genesi 16:7-13; Esodo 3:2-6); e il Signore parla al «mio Signore» (Salmo 110:1), versetto che Gesù stesso applica a sé (Matteo 22:41-46). Non prove isolate, ma semi che il Nuovo Testamento porta a piena luce.Indizi veterotestamentari di pluralità in Dio: Genesi 1:26; 3:22; 11:7 (plurale); Genesi 1:2 (lo Spirito); Genesi 16:7-13; Esodo 3:2-6; Giudici 13 (l'Angelo del Signore, Malʾak YHWH); Salmo 110:1; Isaia 48:16. Semi, non dimostrazioni isolate della Trinità. Cfr. Calvino, Institutio I.13; H. Bavinck, Reformed Dogmatics II.
La seconda verità — il Figlio è pienamente Dio — è affermata con forza dall'apostolo Giovanni all'inizio del suo Vangelo:
Lo stesso vale per lo Spirito Santo. È Dio: mentire a Lui è mentire a Dio (Atti 5:3-4). Ed è una vera Persona, non una forza impersonale: insegna e guida, parla, intercede, distribuisce doni «come vuole» e può essere rattristato (Giovanni 14:26; 16:13-14; Romani 8:26-27; 1 Corinzi 12:11; Efesini 4:30). E le tre Persone appaiono insieme: nel battesimo comandato da Gesù — «nel nome (singolare) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28:19) — e nella benedizione di 2 Corinzi 13:13.Deità dello Spirito: Atti 5:3-4; cfr. 1 Corinzi 3:16. Personalità: Giovanni 14:26; 16:13-14 (insegna, guida, parla), Romani 8:26-27 (intercede), 1 Corinzi 12:11 (distribuisce «come vuole»), Efesini 4:30 («non rattristate»). Matteo 28:19 usa «nome» al singolare per le tre Persone (osservazione suggestiva, non prova decisiva); 2 Corinzi 13:13 (num. 13:14 in alcune edizioni): «la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo».
Perché il Figlio, pur essendo pienamente Dio, si è fatto uomo e ha preso volontariamente un ruolo di sottomissione al Padre nella Sua missione (Filippesi 2:6-8). La frase riguarda il Suo ruolo nell'incarnazione, non la Sua natura.
Come un figlio e un padre umani condividono la stessa natura pur nella differenza di ruolo, così il Figlio è uguale al Padre quanto a divinità (Giovanni 10:30; 1:1) e a Lui sottomesso quanto alla missione. Nessuna contraddizione.
Nessuna immagine umana spiega perfettamente la Trinità (né l'acqua, né il trifoglio, né il sole): tutte, portate all'estremo, cadono in un errore. Dio è unico. Accogliamo ciò che la Scrittura afferma — un Dio, tre Persone — senza pretendere di rinchiuderlo in un'analogia.
Capire la Trinità significa anche riconoscere i tre modi di sbagliarla, tutti antichi e ancora vivi oggi. Il modalismo (o sabellianismo, oggi «Solo-Gesù») nega la distinzione: un'unica Persona con tre «maschere». Il triteismo nega l'unità: tre dèi separati. L'arianesimo (oggi i Testimoni di Geova) nega l'uguaglianza: il Figlio ridotto a creatura. La fede biblica sta al centro: un solo Dio, tre Persone uguali e distinte.Le tre eresie trinitarie classiche: modalismo/sabellianismo (nega la distinzione — confutato da Tertulliano, Adversus Praxean); triteismo (nega l'unità); arianesimo (nega l'uguaglianza del Figlio, condannato a Nicea 325 e debellato a Costantinopoli 381).
Come possono le tre Persone essere un solo Dio senza confondersi? La Scrittura risponde con l'immagine della reciproca inabitazione: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Giovanni 10:38; 14:10-11; 17:21). I teologi la chiamano pericoresi: le Persone si compenetrano e vivono l'una nell'altra, pur restando distinte. Non è un tecnicismo freddo: significa che Dio, in sé stesso e da tutta l'eternità, è comunione e amore. Non ha dovuto creare il mondo per avere qualcuno da amare — il Padre, il Figlio e lo Spirito si amano da sempre. Per questo «Dio è amore» (1 Giovanni 4:8) non descrive un Suo umore passeggero, ma ciò che Egli è eternamente; e in quella comunione, per grazia, siamo invitati a entrare (Giovanni 17:21).Pericoresi (gr. perichṓrēsis, lat. circumincessio): mutua inabitazione delle tre Persone. Base: Giovanni 10:38; 14:10-11; 17:21 (in Gv 17:21 l'inabitazione dei credenti è per grazia, quella del Figlio per natura). Termine nato in ambito cristologico (Gregorio di Nazianzo) e poi ripreso e sistematizzato da Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa. Per questo le tre Persone agiscono sempre insieme: ogni opera di Dio verso l'esterno — creare, salvare, santificare — è opera dell'unico Dio, anche se la Scrittura la «appropria» ora al Padre, ora al Figlio, ora allo Spirito.Principio classico: opera Trinitatis ad extra indivisa sunt — le opere di Dio verso l'esterno sono indivise. La creazione è dal Padre, per mezzo del Figlio (Giovanni 1:3; Colossesi 1:16) e mediante lo Spirito (Genesi 1:2). Base: Giovanni 5:19; 1 Corinzi 8:6. Cfr. Agostino, De Trinitate; L. Berkhof, Systematic Theology.
No, perché non diciamo «un Dio uguale a tre dèi» né «una Persona uguale a tre Persone». Diciamo: un solo Dio quanto alla natura (una sola essenza), tre quanto alle Persone. Un solo «che cosa», tre «chi».
Sarebbe una contraddizione solo se lo affermassimo nello stesso senso — ma non è così. È un mistero (supera la nostra mente), non un assurdo (non viola la logica).
All'inizio del IV secolo, un anziano di Alessandria, Ario, cominciò a insegnare che il Figlio non è eterno né vero Dio, ma la prima e più alta creatura: «ci fu un tempo in cui egli non era».Ario (Alessandria, c. 250-336). Frase-slogan in greco: ἦν ποτε ὅτε οὐκ ἦν («vi fu [un tempo] quando egli non era»). Fonte: Encyclopædia Britannica, «First Council of Nicaea». La posta in gioco era enorme: se il Figlio è solo una creatura, allora sulla croce non è Dio a salvarci.
La chiesa rispose in due concili ecumenici che restano il fondamento della fede trinitaria:
Il Figlio è «della stessa sostanza» del Padre
Convocato dall'imperatore Costantino, il primo concilio ecumenico condannò l'arianesimo e confessò che il Figlio è homoousios col Padre — non simile, ma della stessa natura divina. Nasce il Credo di Nicea.Primo Concilio di Nicea, maggio-luglio 325, convocato da Costantino. Encyclopædia Britannica, «First Council of Nicaea (325)».
Anche lo Spirito Santo è pienamente Dio
Convocato da Teodosio I, il secondo concilio ecumenico affermò la divinità dello Spirito Santo contro chi la negava, completando il Credo niceno-costantinopolitano: «lo Spirito Santo, il Signore che dà la vita».Primo Concilio di Costantinopoli, maggio-luglio 381, convocato da Teodosio I; contro i «pneumatomachi» (Macedoniani). Encyclopædia Britannica, «First Council of Constantinople (381)».
Cristo, vero Dio e vero uomo
Il quarto concilio definì che in Cristo vi sono due nature — divina e umana — in una sola Persona. Ne parleremo nella Parte III, dedicata alla salvezza in Cristo.
E lo Spirito Santo? Il Credo confessa che «procede dal Padre» (Giovanni 15:26). La chiesa d'Occidente aggiunse «e dal Figlio» (in latino Filioque): una precisione accolta dalle chiese riformate, ma mai dall'Oriente — e fu una delle cause dello scisma del 1054. Così si completa la «grammatica» delle tre relazioni eterne: il Padre non generato, il Figlio generato, lo Spirito che procede.Processione dello Spirito: «procede dal Padre», Giovanni 15:26. Il Filioque («e dal Figlio») fu inserito nel Credo in ambito ispano-visigoto (tradizionalmente III Concilio di Toledo, 589) e adottato a Roma solo molto più tardi (c. 1014); non accettato dall'Oriente, concorse allo Scisma del 1054. La sua base scritturale è lo «Spirito del Figlio» (Giovanni 16:7; Galati 4:6; Romani 8:9), non Gv 15:26. Le chiese riformate lo accolgono.
No. Già due secoli prima di Nicea i cristiani adoravano Gesù come Dio. Il governatore romano Plinio il Giovane scrive all'imperatore Traiano (c. 112 d.C.) che i cristiani «cantavano un inno a Cristo come a un dio» (carmen Christo quasi deo). Ignazio di Antiochia (c. 107) chiama Gesù apertamente «Dio».
Nicea non «inventò» nulla: definì con parole precise (il termine homoousios) ciò che la chiesa già credeva e adorava, di fronte alla negazione di Ario. Una cosa è la venerazione di Cristo come Dio — già pre-niceana —, un'altra la sua definizione dogmatica: Nicea fece la seconda, non la prima. Il voto fu quasi unanime (oltre 300 vescovi, solo due contrari), e la controversia proseguì comunque fino a Costantinopoli (381).
Per questo, secondo la teologia trinitaria, i concili non hanno inventato la Trinità: hanno articolato con vocabolario preciso — ousía, hypóstasis, homoousios — ciò che la Scrittura già insegnava. È giusto riconoscerlo apertamente: parole come ousía e homoousios non si trovano nella Bibbia — sono un vocabolario nato dopo, per difendere ciò che la Bibbia già dice. È come un antidoto: si prepara dopo che è comparso il veleno, ma protegge una vita che c'era già prima. Così questi termini non aggiungono nulla alla rivelazione: la custodiscono contro chi la svuota. È la convinzione della fede riformata, la stessa battaglia che affronteremo — con le loro stesse fonti — quando esamineremo i gruppi che ancora oggi negano la Trinità, come i Testimoni di Geova, nella Parte V.
Questa dottrina non è un'opinione privata: è confessata nella Confessione di Westminster (cap. II), nella Confessione belga (artt. 8-9), nel Catechismo di Heidelberg (D. 24-25) e da Calvino (Institutio I.13); la sua sintesi verbale più precisa resta il Simbolo di Atanasio: «adoriamo un solo Dio nella Trinità, e la Trinità nell'unità» — un solo «che cosa», tre «chi».Fonti confessionali riformate sulla Trinità: Confessione di Westminster II.3; Confessione belga artt. 8-9; Catechismo di Heidelberg D. 24-25; Calvino, Institutio I.13; Simbolo di Atanasio (Quicumque vult) — così detto per tradizione, ma in realtà un formulario latino occidentale del V-VI sec., non opera di Atanasio.